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Articoli / Critica dell'arte

19. Alberto Luzzana

Alberto Luzzana ha iniziato la sua ricerca partendo da un astrattismo decisamente materico e da paesaggi concepiti con pennellate dirette sulla tela, quasi senza disegno, impastando volentieri il colore ad olio con colle e foglia d'oro. Nell'arco di dieci anni, Luzzana arriva ad un'elaborazione della figura assolutamente originale e personale: i suoi nudi, soprattutto femminili, affondano le loro radici in una potente reinterpretazione del mito e solo recentemente in un autobiografismo leggibile con le chiavi del sogno e del simbolo.
I suoi lavori sono fortemente dialoganti con la storia e con il mito. L'interlocutore privilegiato dei suoi personaggi, spesso misteriosi, è il sogno, intendendosi come sogno la contestuale presenza di ricordi, affetti e nostalgie, proiezioni fantastiche ed immagini storiche.
Il viaggio nei suosi dipinti è un viaggio notturno, in una città medioevale illuminata dalla luna, per i cui vicoli stretti e sconnessi si fanno strani incontri: donne nude o drappeggiate, vecchi cantori, uomini e donne che stanno scegliendo la loro carta del destino, ritratti, fermati, come in una coloratissima polaroid ante litteram, nell'attimo prima che diventino coscienti di ciò che li aspetta.
A volte scompare ogni legame spaziale, le forme appaiono isolate l'una rispetto all'altra, portate come sono ad un limite di intensità timbrica e di accentuata espressività.
Il procedere pittorico di Luzzana deve essere inteso come un'assidua apertura verso temi figurativi che in modo continuo si rinnovano, ma che restano pur sempre ancorati e vicini artisticamente ai grandi maestri del passato: nella sua opera emergono interessanti omaggi e richiami a Bosch, Mondrian, Duerer.

(presentazione per la mostra "Colori gotici" – 15 dipinti di Alberto Luzzana, Novara, Berliner Schule, maggio 2006, e per il catalogo personale dell'artista)

Molto si è evoluta, ed in modo straordinariamente positivo, negli anni, la pittura di Luzzana. Da un astrattismo informale, iscrivibile ai primi anni della sua attività, le sue vicende artistiche l'hanno ora condotto ad una rivisitazione in chiave fortemente figurativa, preferendo il teme del nudo femminile.
Donne intese come turbinio emozionale, scolpite, più che dipinte, con colori brillanti, spesso cercati con forza e costanza, in una ricerca sapiente, quasi musicali, della dominante. Il taglio negli ultimi lavori è fotografico, poche le figure intere, spesso a mezzo busto, con il massimo dell'attenzione su volti e mani, ne nasce un'umanità intelligente in cerca di una convivenza positiva. Le fisionomie precise dichiarano tipologie generali, le espressioni sono svariate, ricercate dentro una complessità mimica notevole. Più che di espressioni riassuntive, però, si tratta di momenti espressivi fuggevoli, come istantanee fotografiche di attimi densissimi che non torneranno più uguali; un inventario mimico che va arricchendosi man mano in un progetto di completezza. Il colore a volta tormenta il soggetto ritratto, sottolinenando la presenza quasi di una pittura di storia, ma di una storia privata che dà origine ad una sorta di mai domata, vitalissima suggestione.

 

Presentazione della mostra Di mani, di occhi, a volte, Galleria San Marco, Novara, giugno 2009 e per la mostra personale al Centro Culturale d'Arte La Riseria, Novara, 2014.

 

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